Sara, la protagonista del mio romanzo Oltre il velo del Tempo, si trova all’improvviso e senza volerlo in un altro secolo. Quello che trova dall’altra parte non è solo un’epoca lontana, ma anche un mondo intriso di misteri, emozioni profonde e una nuova comprensione di sé stessa e della vita.
Come nasce una storia
Tutto è nato in un modo molto semplice, quasi per caso: grazie a un esercizio che mi aveva assegnato la mia insegnante di scrittura creativa all’Università Popolare di Trieste. Da lì, l’idea prese forma: ho iniziato a costruire una storia che potesse intrecciare passato, presente, ma anche il nostro futuro. Un romanzo che fosse non solo un viaggio nella fantasia, ma che sia capace di trasmettere un messaggio di amore universale.
Fin da subito ho sentito il desiderio di costruire un dialogo con una delle scrittrici che più hanno segnato la mia formazione: Jane Austen. Ho scelto di ispirarmi al suo capolavoro Orgoglio e Pregiudizio, non per riscriverlo, ma per esplorarne l’eredità, l’eco che ancora oggi risuona nelle vite e nei cuori delle donne contemporanee. È un’opera che non smette mai di ispirarmi per la sua capacità di esplorare l’animo umano con delicata ironia e profonda introspezione.
Scrivere Oltre il velo del Tempo è stato un viaggio straordinario dentro la scrittura, ma anche dentro me stessa. Un intreccio di fantasia, riflessione e omaggi letterari.
Sara: una donna moderna nell’universo di Austen
Prima di iniziare questo viaggio mi sono posta una domanda:
Che cosa succederebbe se una donna moderna, indipendente, sensibile e un po’ disillusa si trovasse immersa nell’universo di Jane Austen?
Così è nata Sara Rosenwirth: una musicista e fotografa del nostro tempo, alle prese con una relazione che si sta spegnendo e con un presente che sembra non darle più spazio per respirare. Quando attraversa un portale misterioso e si ritrova nel 1811, nella campagna inglese, la sua vita cambia completamente.
In un’epoca in cui le donne hanno poche libertà e molte regole, Sara dovrà imparare a muoversi, a osservare e a scegliere, ma soprattutto dovrà fare i conti con sé stessa. E scoprirà che l’amore vero– quello che ti guarda per chi sei, non per chi dovresti essere – arriva solo quando smetti di cercarlo fuori.
Un omaggio letterario
Oltre il Velo del Tempo è un romanzo di trasformazione. Un omaggio letterario, ma anche un inno al desiderio di cambiare, di riscoprirsi, di osare. Ho cercato di unire l’ironia delicata della Austen con una voce narrativa intima e contemporanea, capace di raccontare fragilità e risvegli.
Scrivere questo romanzo è stato, per me, come attraversare uno specchio. Dall’altra parte c’era un mondo che conoscevo da lettrice, ma che ho riscoperto da narratrice. Un mondo che oggi voglio condividere con chiunque senta il bisogno di viaggiare. Dentro una storia. Dentro sé stessi. Dentro il tempo.
Leggere Orgoglio e Pregiudizio per la prima volta è stato come incontrare un’amica che conosceva le mie domande interiori. L’ironia sottile, lo sguardo acuto sull’animo umano, il coraggio di Elizabeth Bennet: tutto in quel romanzo mi parlava, e mi parla ancora oggi.
Elizabeth è intelligente, arguta, eppure vulnerabile. Sa ridere dei pregiudizi degli altri, ma anche dei suoi. Ha una forza che non è urlata: è quella del dubbio, della coerenza, della crescita. In lei ho visto – e continuo a vedere – molte donne, e forse anche una parte di me.
Nel mio romanzo, Elizabeth è stata sostituita da Sara Rosenwirth, una moderna alter ego che incarna le stesse qualità di curiosità, indipendenza e profondità emotiva, trasportate nel contesto contemporaneo e arricchite da una narrazione con nuove sfumature.
E poi c’è Mr Darcy, un uomo complesso che lotta contro le proprie riserve e i dettami della società per seguire il suo cuore. Nel mio romanzo ha un aspetto nuovo, più misterioso e forse spirituale. In quest’epoca, tra salotti, balli, lettere e giudizi, incontra Sara. È un incontro tra epoche, ma anche tra cuori.
In questo libro c’è Austen, sì. Ma c’è anche molto altro. C’è Trieste, il destino, viaggi nel tempo, fantascienza e l’amore. Perché il mio intento era questo: usare Austen per attraversare il tempo… e tornare più profondamente a noi stessi.
L’amore come una forza trasformativa
Attraverso le vicende dei vari personaggi messi in gioco, il romanzo celebra l’amore come una forza trasformativa, capace di abbattere barriere, sfidare pregiudizi e rivelare le verità più profonde su noi stessi.
L’intreccio delle loro storie non è solo una narrazione romantica, ma una riflessione sull’equilibrio tra razionalità e sentimento, sul coraggio di cambiare e sulla bellezza di riconoscere e accettare le imperfezioni proprie e altrui.
L’avventura di Sara all’interno del mondo di Jane Austen non è stato solo un gioco letterario, ma un modo per esplorare il potere del passato e di illuminare il nostro presente. La sua avventura non è soltanto un viaggio attraverso epoche e luoghi lontani, ma un percorso verso la scoperta di sé, un viaggio che ci ricorda quanto l’amore – in tutte le sue forme – sia un legame universale, capace di connetterci al divino e al destino che ci unisce. Questo è un libro che ci invita a guardare oltre le apparenze e a connetterci con ciò che di autentico e meraviglioso risiede dentro di noi.
E poi c’è il diario di Sara. La protagonista non si limita a vivere il contrasto tra le epoche, ma lo racconta con sarcasmo e ironia. Il suo diario è una cronaca pungente e divertente di tutte le regole assurde che deve rispettare.
Trieste, musica e memoria
Trieste non è scelta a caso. È una città di confine, Mitteleuropea. Per me era il luogo perfetto per far partire un viaggio nel tempo. E poi, è una città che ha nostalgia – e la nostalgia per me è una forma di magia.
Il viaggio nel tempo non è solo un espediente narrativo, ma è anche una metafora del viaggio interiore. Il personaggio di Sara si trova in una crisi personale, e la traslazione spazio-temporale le permette di confrontarsi con un altro mondo – ma soprattutto con una versione diversa di sé stessa.
In più, sono sempre stata affascinata dalla fisica quantistica e dalla fantascienza. Oggi sappiamo che il viaggio nel tempo è possibile. Quindi ho voluto unire l’elemento scientifico, il mistero e la dimensione emotiva.
La musica è l’altro filo conduttore.
La protagonista, Sara, è legata profondamente alla musica: suona, ascolta, ricorda.
La musica per lei è memoria, identità e rifugio. È ciò che la tiene ancorata a sé stessa, anche quando attraversa un altro tempo.
E non è un caso che questo filo invisibile la segua anche nel mondo Regency: in una società dove i sentimenti non si potevano sempre dire, ma si potevano suonare.
Nella mia storia, ci sono melodie moderne che risuonano tra le note antiche. Quando lei suona un pezzo dei Metallica al pianoforte o canta una canzone di Elisa in mezzo a una sala, non sta solo creando un contrasto: sta portando nel passato tutto ciò che noi siamo oggi.
È un atto poetico. E anche un po’ politico. Perché ogni volta che una donna suona qualcosa che non è previsto, sta affermando la sua libertà.
In questo, Sara mi somiglia più di quanto avessi previsto. Forse scriverla è stato un modo per accordare la mia voce con quella delle donne di ogni tempo. E proprio qui vorrei aprire una parentesi su un legame che mi sta profondamente a cuore:
Il legame fra musica e arte per me ha radici antiche e profonde.
In un percorso personale di ricerca interiore, durante una lettura nei Registri Akashici, mi è stato rivelato qualcosa che ha profondamente cambiato il mio modo di vivere la musica e anche la vita:
“Tutto è frequenza. La musica è frequenza. La frequenza può essere usata per il bene, per la luce, o per l’oscurità.
Bach era un iniziato, conosceva l’uso delle frequenze e i codici per l’illuminazione.
Nelle sue composizioni sono nascosti codici di amore e luce.”
“La musica è la voce di Dio, e con la voce (quindi con le frequenze) Dio crea.
La creazione è una danza cosmica dove suona una grande orchestra e in cui si dà voce ai pensieri di Dio”
Diverse visioni religiose, mistiche e filosofiche (dalla Bibbia e mistica cristiana all’induismo, dalla cabala ebraica al neoplatonismo e ad altre tradizioni esoteriche) hanno concepito il suono o la musica come forza creatrice divina.
"La musica è la voce di Dio" si riflette nella concezione di Bach, per il quale la musica era una forma di preghiera e meditazione.
Ecco perché, per me, dipingere, suonare, scrivere… non sono solo gesti estetici, ma atti di connessione profonda.
Ogni colore, ogni nota, ogni parola ha una sua vibrazione. E noi, come esseri sensibili, risuoniamo con ciò che ci circonda.
“Oltre il Velo del Tempo” non è una semplice riscrittura originale e appassionata di Orgoglio e Pregiudizio. È un viaggio letterario e spirituale (molto spirituale).
L’amore come frequenza
E poi c’è la storia di amore. Lì, in mezzo a balli, lettere e convenzioni, Sara dovrà affrontare non solo Mr Darcy, ma anche se stessa.
È una storia d’amore, sì – ma anche di identità, destino e rinascita.
Con ironia, magia e sentimento, questo romanzo esplora le relazioni umane e ci fa capire cosa cambia quando iniziamo a guardare il mondo da dentro il nostro cuore.
Ciò che per me rende unica Jane Austen è la sua capacità di osservare il carattere umano, il suo uso raffinato dell’ironia e il modo in cui riesce a far parlare le emozioni attraverso le convenzioni sociali. Nei suoi romanzi non ci sono battaglie o viaggi epici, ma conversazioni, sguardi, lettere – e in queste piccole cose, Austen mette in scena tutto il dramma e la grandezza della natura umana.
“Quando la scienza si piega all’impossibile e l’amore attraversa il tempo… nasce una nuova forma di avventura.”
È la frase che, per me, racchiude l’anima di questo romanzo.
Quando dico “la scienza si piega all’impossibile”, parlo di quel punto magico in cui la fisica, il tempo, la razionalità si fermano… e lasciano spazio a qualcosa di più grande: l’intuizione, il mistero, la coscienza.
E quando dico “l’amore attraversa il tempo”, parlo di un amore che non ha paura dei secoli, delle differenze, delle forme.
Sara vive proprio questo: parte da una realtà moderna e frammentata, e finisce in un’altra epoca… Ma ciò che davvero attraversa quel confine è il suo cuore.
L’avventura che nasce non è solo romantica, è interiore, spirituale, trasformativa.
È un invito a credere che l’amore può ancora sorprenderci, e che ogni vita può diventare una nuova forma di avventura, se ci lasciamo toccare da quell’amore che giace dentro di noi.
L’amore, mi è stato detto in Akasha, è:
“L’energia cristica ad alta frequenza spirituale, unita e legata a Dio, all’Assoluto, alla creazione, alla fonte divina. Dio stesso.”
E io lo sento vero.
L’amore non è semplicemente un sentimento tra due persone, ma una frequenza dell’anima, un’energia che ci connette a qualcosa di eterno, invisibile e perfetto.
Nel mio romanzo, Sara arriva proprio lì. Inizia cercando amore come riconoscimento. Ma finisce per scoprire che l’amore è un canale verso la verità.
È Dio che si esprime in forma umana, fragile, pulsante. L’amore è presenza divina in movimento. E quando lo sentiamo davvero… ci ricorda chi siamo e da dove veniamo.
Barbara Mapelli




