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Ottobre 29, 2025

Viaggiare in carrozza: scomodità e avventure nell’epoca Regency in Inghilterra

Chi di noi, leggendo Orgoglio e Pregiudizio o Ragione e Sentimento, non ha sognato di salire su una elegante carrozza trainata da cavalli e attraversare la campagna inglese avvolta nella nebbia del mattino? Eppure, come scopriremo, i viaggi in carrozza erano assai meno romantici di quanto i nostri sogni letterari e cinematografici vorrebbero farci credere.

Viaggiare in carrozza: scomodità e avventure nell’epoca Regency in Inghilterra

barbaramapelli

Dicembre 25, 2025
 

Viaggiare in carrozza: scomodità e avventure nell’epoca Regency in Inghilterra

 

“E che cosa sono cinquanta miglia di buona strada? Poco più di mezza giornata di viaggio. Sì, la considero una distanza molto comoda.”

Queste parole, pronunciate da Mr Darcy in Orgoglio e Pregiudizio, rivelano quanto il viaggio nell'Inghilterra di inizio Ottocento fosse profondamente condizionato dalla disponibilità di mezzi, risorse e status sociale. Per chi possedeva una carrozza e cavalli affidabili, la distanza non rappresentava un ostacolo significativo; per tutti gli altri, era tutt'altra storia. 

Chi di noi, leggendo Orgoglio e Pregiudizio o Ragione e Sentimento, non ha sognato di salire su una elegante carrozza trainata da cavalli e attraversare la campagna inglese avvolta nella nebbia del mattino? Eppure, come scopriremo, i viaggi in carrozza erano assai meno romantici di quanto i nostri sogni letterari e cinematografici vorrebbero farci credere.

Il periodo Regency in Inghilterra (1811-1820) è molto spesso raffigurato con immagini romantiche idealizzate: balli eleganti, abiti raffinati e conversazioni delicate nei salotti aristocratici. Tuttavia, dietro questo velo di grazia, si celava una realtà più complessa e sfaccettata, fatta di scomodità, strade dissestate, lunghe ore di viaggio, costi elevati e rigide gerarchie sociali. In tale contesto la carrozza non era soltanto un mezzo di trasporto, ma era un potente simbolo di ricchezza e status sociale, oltre ad essere uno degli strumenti narrativi più efficaci utilizzati da Jane Austen per caratterizzare i propri personaggi e il mondo che li circonda. Non a caso nei suoi romanzi fa centinaia di riferimenti alle carrozze e ai viaggi su ruote, rendendoli elementi essenziali della trama e della vita quotidiana.

 

Viaggiare in Inghilterra durante l’epoca Regency era un’esperienza tutt’altro che agevole e, soprattutto, profondamente diseguale. Nonostante i progressi delle turnpike roads (strade a pedaggio ben mantenute), molti tratti rimanevano fangosi d’inverno e polverosi d’estate, con tratti pericolosi che rallentavano il percorso e aumentavano il rischio di incidenti. Le carrozze si ribaltavano con una frequenza sorprendente per il viaggiatore moderno: assi spezzati, ruote danneggiate e cavalli esausti facevano parte della normalità di un viaggio su lunga distanza. 

 

Non a caso, nel romanzo incompiuto Sanditon, Jane Austen, apre la narrazione proprio con un incidente stradale, quando la carrozza di Mr Parker e di sua moglie si rovescia, fortunatamente senza gravi conseguenze. 

Le soste erano necessarie non solo per il cambio dei cavalli, ma anche per consentire ai viaggiatori di riposare e consumare pasti leggeri. Le coaching inns, locande specializzate lungo le rotte principali, erano luoghi di socializzazione e di scambio di informazioni, ma non sempre garantivano comodità: letti duri, stanze affollate e pochi servizi.

Il viaggio era reso ancor più imprevedibile non solo dagli elementi naturali, ma anche dai pericoli umani. Pioggia, vento e fango potevano rallentare i percorsi, mentre briganti e ladri rappresentavano minacce reali, soprattutto per chi viaggiava con denaro o gioielli preziosi.

I famigerati highwaymen, il cui mito romantico è stato ampiamente alimentato dalla letteratura e nelle ballate, rappresentavano in realtà un rischio reale lungo le strade principali, in particolare nelle ore notturne o nei tratti più isolati. Sebbene nel Regency stretto il rischio fosse già diminuito grazie a pattuglie montate e miglioramenti stradali, il loro mito romantico persisteva nella cultura popolare.

Le modalità di viaggio variavano drasticamente in base al ceto sociale. L’aristocrazia e la ricca gentry si spostavano in carrozze private, con cavalli di ricambio, servitù al seguito e soste pianificate nelle migliori locande; per loro, il viaggio, pur scomodo, rimaneva relativamente sicuro e controllato. Le classi medie e professionali, invece, ricorrevano più spesso alle diligenze pubbliche (stagecoaches), condividendo spazi angusti con sconosciuti, bagagli e condizioni igieniche precarie, sottoposti a orari rigidi e a una protezione limitata. Per i ceti inferiori, infine, il viaggio significava spesso andare a piedi o su carri scoperti, esposti alle intemperie e ai pericoli della strada. Un’esperienza che si poteva trasformare spesso in una prova fisica davvero estenuante. Va inoltre ricordato che, mentre le persone ricche e benestanti potevano spostarsi e viaggiare anche per “svago”, le persone povere intraprendevano lunghi viaggi esclusivamente per urgenze famigliari o con l’obiettivo di migliorare la propria condizione lavorativa. 

In questo scenario, possedere una carrozza non rappresentava soltanto un vantaggio pratico, ma una vera e propria linea di demarcazione sociale. La velocità, la sicurezza e il comfort di un viaggio erano privilegi riservati a pochi, mentre per la maggioranza degli inglesi spostarsi, significava affrontare fatica, rischio e incertezza. Viaggiare, nell’Inghilterra Regency, non era mai un atto neutro: era una dichiarazione di status, una misura della propria posizione nella società e, non di rado, un’avventura tutt’altro che elegante, ma rischiosa sotto ogni punto di vista che poteva mettere seriamente in pericolo la vita stessa del viaggiatore.

“Ebbene, mia cara», interloquì la signora Jennings, «come è andato il vostro viaggio?»

«Non abbiamo usato la diligenza, sapete!», rispose esultando la signorina Steele. «Abbiamo fatto tutta la strada con una vettura privata, e avevamo un elegantissimo beau che ci scortava. Il dottor Davies veniva in città, e allora abbiamo pensato di venire con lui in una vettura d’affitto, e lui è stato molto cortese, e ha pagato dieci o dodici scellini più di noi».”

Jane Austen, Ragione e Sentimento.

 

“Ebbene, mia cara», interloquì la signora Jennings, «come è andato il vostro viaggio?»

«Non abbiamo usato la diligenza, sapete!», rispose esultando la signorina Steele. «Abbiamo fatto tutta la strada con una vettura privata, e avevamo un elegantissimo beau che ci scortava. Il dottor Davies veniva in città, e allora abbiamo pensato di venire con lui in una vettura d’affitto, e lui è stato molto cortese, e ha pagato dieci o dodici scellini più di noi».”

Jane Austen, Ragione e Sentimento.

 

Dal Regency a oggi: il costo reale nel possedere una carrozza come simbolo di status

 

Mantenere una carrozza durante l’epoca Regency non era un lusso alla portata di tutti, nemmeno per famiglie della piccola nobiltà o per le famiglie come i Bennet di Orgoglio e Pregiudizio. 

Una carrozza privata di buon livello, con due o quattro cavalli, comportava spese ingenti: solo il mantenimento dei cavalli, comprendente un’alimentazione quotidiana, ferratura e cure veterinarie, poteva costare dalle 25 alle 50 sterline l’anno per animale o, nei casi di cavalli di pregio fino a 70 sterline all’anno. Il prezzo finale potevano variare a seconda della qualità del cavallo e del luogo di residenza. Nelle città urbane come Londra i costi erano significativamente più elevati rispetto alla campagna. A questi costi si aggiungevano quelli per il cocchiere, generalmente compreso tra le 20 e le 35 sterline annue, l’assistente (o guard), la manutenzione della carrozza e alle tasse sul possesso del veicolo. Nel complesso, il mantenimento di una carrozza privata poteva facilmente superare le 150 sterline all’anno, una somma considerevole se si considera che un buon impiegato guadagnava all’epoca poche decine di sterline annue.

Per la famiglia Bennet, con un reddito annuo stimato di circa 2.000 sterline, mantenere una carrozza significava destinare una parte consistente delle proprie finanze a questo mezzo di trasporto, influenzando anche lo stile di vita quotidiano e le possibilità di viaggio. La scelta di possedere o meno una carrozza era quindi un indicatore di status sociale e di capacità economica.

Se si tenta un paragone con l’epoca contemporanea, il costo annuo di mantenimento di una carrozza di lusso – comprensivo di cavalli, personale e manutenzione – può essere paragonato a quello richiesto oggi per il possesso e la gestione di un’auto di alta gamma con autista privato, una spesa che si colloca facilmente nell’ordine di diverse decine di migliaia di euro all’anno. Il principio resta invariato: un mezzo di trasporto esclusivo rappresenta non solo un investimento iniziale, ma un impegno economico costante e significativo.

In termini di potere d’acquisto, oggi potremmo incorrere a una spesa annua compresa tra i 50.000 e gli 80.000 euro (con cifre anche fino ai 100.000 euro annui), equivalente al costo di gestione di un’auto di alta gamma con autista privato.

 

Tipologie di carrozze e mezzi di trasporto

 

Le carrozze dell’epoca Regency erano molteplici e variavano per lusso, comfort e funzione sociale – un vero e proprio status symbol. Possedere una comportava dei costi che non tutti se la potevano permettere.

Come osserva All About Romance: «Il prezzo effettivo di una carrozza non era proibitivo, ma aggiungendo il costo dei cavalli, del loro mantenimento, di un luogo dove tenerli a Londra, di un cocchiere, di battitori e stallieri, la frase 'mantiene la propria carrozza' significava che era un uomo con denaro.»

Carrozze private di lusso

La Town Coach: il simbolo del lusso supremo

La town coach era il veicolo più costoso e prestigioso, riservato esclusivamente all'alta aristocrazia e costituiva una chiara affermazione di prestigio e potere. Nella miniserie televisiva Orgoglio e Pregiudizio, Lady Catherine de Bourgh arriva a Longbourn proprio in una maestosa town coach, con lo stemma araldico dipinto sulle portiere.

 

Questo tipo di carrozza, chiusa, pesante e sontuosa, era destinata prevalentemente agli spostamenti urbani e alle occasioni di rappresentanza. Costosa da costruire e da mantenere, perché richiedeva una servitù numerosa – cocchieri, palafrenieri e lacchè – ed era spesso trainata da un tiro di sei cavalli pesanti.

Velocità media di 5-8 miglia orarie (circa 8-13 km/h), spesso più vicina ai valori bassi su strade dissestate.

In una giornata di viaggio (tipicamente 8-10 ore effettive, con soste per cavalli e pasti), una town coach copriva realisticamente 40-70 miglia (65-110 km), a seconda delle condizioni stradali, del numero di cambi cavalli e dell’urgenza. Per viaggi lunghi, l'aristocrazia preferiva carrozze più adatte come la traveling coach o il landau, proprio perché la town coach era scomoda e lenta su lunghe distanze.

Questi dati derivano da fonti storiche sull'epoca Regency (1811-1820), quando le strade turnpike erano migliorate ma ancora lontane dagli standard moderni. Se viaggiava in città o su tratti brevi, la lentezza non era un problema – era un'esibizione di status più che un mezzo per "correre"!

Il Landau, carrozza moderna e alla moda

I landau sono stati prodotti per la prima volta nel XVIII secolo nella città di Landau, in Germania e furono introdotte verso la fine del Settecento in Inghilterra. Questa carrozza era dotata di un tetto ripiegabile che permetteva ai passeggeri di mostrarsi al pubblico, ed era trainata da due o più cavalli con sedili posizionati “vis à vis”. (Antonia Romagnoli, Regency & Victorian: In viaggio fra usi e costumi dell’800 inglese). Elegante e costosa, ma meno solenne della town coach, il landau era particolarmente apprezzato dall’aristocrazia e dall’alta gentry, soprattutto per passeggiate mondane e apparizioni sociali.

Velocità media di 7-10 miglia orarie (circa 11-16 km/h), simile a molte carrozze private di lusso dell'epoca.

In una giornata di viaggio (8-10 ore effettive, con soste per cambi cavalli e pasti), un Landau copriva realisticamente 40-80 miglia (65-130 km), a seconda delle condizioni e del numero di cambi cavalli.

Una fonte specifica lo indica adatto a distanze medie (25-50 miglia chiuse, ma aperto per svago).

Per viaggi lunghi, l'aristocrazia spesso preferiva carrozze più robuste come la traveling coach, perché il Landau era ideale per uscite sociali in città o campagna (es. Hyde Park a Londra), più che per trasferte estenuanti.

 

Traveling coach: viaggi privati su distanze medio lunghe

La traveling coach era una carrozza più robusta e funzionale, progettata per resistere alle condizioni spesso difficili delle strade inglesi. Robusta, chiusa e sospesa su molle per assorbire meglio i sobbalzi delle strade spesso dissestate, era più funzionale e resistente rispetto alle carrozze urbane di lusso come la town coach, ma meno appariscente e sportiva di un landau o curricle. Tipicamente trainata da quattro cavalli, offriva spazio per bagagli (imperiali sul tetto e dietro) e comfort relativo per i passeggeri dell’alta gentry o aristocrazia.

Sebbene meno appariscente, il suo possesso indicava comunque una solida ricchezza, poiché richiedeva cavalli affidabili, manutenzione costante e personale qualificato.

Velocità media di 7-10 miglia orarie (circa 11-16 km/h), a seconda delle condizioni stradali, del peso e del numero di cambi cavalli.

Su turnpike roads ben tenute e con cavalli freschi, poteva raggiungere i valori più alti; su tratti fangosi o secondari, rallentava notevolmente.

In una giornata di viaggio (solitamente 8-10 ore effettive, con soste per pasti, riposo e cambi cavalli ogni 10-15 miglia), un traveling coach copriva realisticamente 50-80 miglia (80-130 km), spesso intorno alle 60 miglia in condizioni normali.

Con urgenza e cambi frequenti (usando il sistema di post horses), si poteva spingere oltre, ma ciò aumentava i costi e la fatica per cavalli e passeggeri. Per viaggi molto lunghi (es. Londra-Bath o oltre), si prevedevano pernottamenti alle coaching inns.

In sintesi, il traveling coach era il "veicolo da viaggio" per eccellenza della gentry austeniana: pratico per trasferte familiari, simbolo di solida ricchezza senza ostentazione eccessiva – ideale per personaggi come i Gardiner in Orgoglio e Pregiudizio o per spostamenti narrativi che richiedevano resistenza più che velocità pura!

La Chariot: un compromesso elegante

Era una carrozza privata elegante, più leggera e maneggevole, rappresentava una scelta tipica della gentry benestante. Era chiusa, a quattro ruote, con un solo sedile anteriore (i passeggeri seduti rivolti in avanti, fino a 3-4 persone). Differiva dalla post-chaise principalmente per la presenza di un sedile per il cocchiere (coach-box) anteriore; spesso era guidata da postilioni a cavallo per una vista migliore e maggiore velocità. 

 

Spesso utilizzata per brevi spostamenti o visite di cortesia, era considerata rispettabile ma non ostentata, adatta a famiglie di buon livello sociale senza le pretese dell’alta aristocrazia.

Jane Austen menziona il chariot in alcune opere (Sense and Sensibility, ad esempio), associandolo a personaggi benestanti come Mrs. Jennings e alla pratica del viaggio più confortevole ma non eccessivamente ostentato.

Velocità media di 8-10 miglia orarie (circa 13-16 km/h), grazie al design leggero e alla possibilità di usare postilioni (che non aggiungevano peso anteriore). Su strade turnpike buone e con cavalli freschi, poteva spingersi verso i valori alti; su tratti dissestati, rallentava.

In una giornata di viaggio (8-10 ore effettive, con soste per cambi cavalli ogni 10-15 miglia e pasti), un chariot copriva realisticamente 50-80 miglia (80-130 km), spesso intorno alle 60 miglia in condizioni normali – simile a molte carrozze private "espedite" dell'epoca Regency.

Con urgenza e cambi frequenti di cavalli (post horses), si poteva arrivare a di più, ma aumentavano costi e fatica. Ideale per visite di cortesia o trasferte medie, meno per viaggi estenuanti rispetto a una traveling coach più robusta.

In sintesi, il chariot era un compromesso perfetto per la società austeniana: elegante, relativamente veloce e confortevole, ma non eccessivamente sportivo o lussuoso – proprio come i personaggi della gentry che lo possedevano nei romanzi!

Carrozze leggere e sportive

Curricle: l’auto sportiva dei giovani gentiluomini

Il curricle era l'equivalente Regency di una moderna auto sportiva: leggero, veloce, a due ruote, trainato da una coppia di cavalli perfettamente abbinati. Utilizzati per brevi viaggi ed era spesso associato a giovani gentiluomini alla moda, desiderosi di ostentare abilità di guida, eleganza e ricchezza. Era spesso accompagnato da un “tiger” – un piccolo groom in livrea (ragazzo di 10-14 anni) che saltava sul retro per assistere, segno di moda tra i dandy. 

 

Nei romanzi di Jane Austen, i proprietari di curricle sono invariabilmente giovani uomini: Mr. Darcy in Orgoglio e Pregiudizio, Henry Tilney in Northanger Abbey, Willoughby in Ragione e Sentimento, e Charles Musgrove in Persuasion.

In Northanger Abbey John Thorpe usa la carrozza come strumento di seduzione, vantandosi con Catherine delle caratteristiche della sua vettura (“curricle‑hung…”). Questa sorta di “conversazione da corteggiamento” è molto simile a come oggi qualcuno potrebbe parlare della propria auto sportiva per impressionare.

Il fratello di Jane Austen, Henry, possedeva un curricle, come testimonia una lettera della scrittrice datata 20 maggio 1813: «Non abbiamo avuto pioggia di alcuna conseguenza; il tettuccio del curricle è stato alzato a metà tre o quattro volte.»

Velocità media di 10-12 miglia orarie (circa 16-19 km/h), e in tratti pianeggianti con buoni cavalli poteva spingersi oltre – la più veloce tra le carrozze private comuni, grazie al design leggero e alle sole due ruote.

In una giornata di viaggio (8-10 ore, con soste per cambi cavalli), un curricle copriva 60-100 miglia (100-160 km), spesso intorno alle 70-80 miglia in condizioni ottimali.

Non era ideale per viaggi molto lunghi con bagagli pesanti (spazio limitato), ma perfetto per trasferte brevi o medie, uscite sportive e corteggiamento – come il fatidico giro di Willoughby e Marianne.

In sintesi, il curricle era puro status symbol di gioventù, velocità e audacia: possederne uno (e guidarlo bene) era l'equivalente Regency di sfrecciare su una Porsche oggi!

Phaeton: il veicolo della moda e dell’audacia

Il phaeton, il cui nome richiama Fetonte, figlio del dio greco Helios, che, per la sua guida sconsiderata del carro del sole, quasi incendiò la terra – un nome era quanto mai appropriato – specialmente nella versione "high perch" con sedili rialzati, era notoriamente instabile e incline a ribaltarsi. Ciononostante, o forse proprio per questo, era estremamente popolare tra i giovani alla moda che volevano farsi notare.

 

Si trattava di un veicolo sportivo, alto e veloce, a quattro ruote, trainato da uno o due cavalli. Considerato audace e persino pericoloso; guidarla era un segno di temerarietà e indipendenza, qualità che, soprattutto se associate alle donne, potevano risultare socialmente controverse. Non sorprende, quindi, che il phaeton sia una delle carrozze più famose e citate nella letteratura inglese dell’epoca.

In Orgoglio e Pregiudizio Mr. Collins parla della figlia di Lady Catherine alla comunità, riferendosi al suo piccolo phaeton con pony – un accenno sociale significativo, in cui il tipo di carrozza diventa subito un indice della posizione di classe e delle aspettative su di lei.

Velocità media di 10-13 miglia orarie (circa 16-21 km/h), e con cavalli eccellenti e strade buone poteva spingersi oltre – tra le più veloci delle carrozze private, grazie al design alto e leggero.

In una giornata di viaggio (8-10 ore effettive, con soste per cambi cavalli), un phaeton copriva 60-100 miglia (100-160 km), spesso intorno alle 70-90 miglia in condizioni favorevoli.

Non era pratico per viaggi lunghi con molti bagagli (spazio limitato e esposizione agli elementi), ma ideale per uscite sportive, passeggiate alla moda o dimostrazioni di bravura – proprio come i giovani gentiluomini austeniani che lo usavano per impressionare.

In sintesi, il phaeton era l'equivalente Regency di una decappottabile sportiva estrema: pericoloso, esaltante e irresistibile per chi voleva farsi notare – un vero manifesto di audacia sociale!

La Barouche: eleganza estiva

La barouche era una carrozza a quattro ruote con un tettuccio ripiegabile che copriva solo i sedili posteriori, lasciando i passeggeri anteriori esposti all’aria aperta. Era considerata un veicolo estivo, ideale per farsi vedere durante le passeggiate nei parchi alla moda. 

 

In Mansfield Park, Henry Crawford fa grande uso della sua barouche, e in Persuasione, anche Lady Dalrymple ne possiede una. La famosa barouche-landau dei Suckling, di cui Mrs. Elton parla ossessivamente in Emma, era probabilmente intesa da Jane Austen come una sottile parodia delle pretese sociali della signora.

Velocità media di 7-10 miglia orarie (circa 11-16 km/h), simile a un landau o una traveling coach.

Era più lenta di veicoli sportivi come curricle o phaeton (10-13 mph), ma confortevole per uscite sociali; su strade buone e con tetto abbassato, poteva avvicinarsi ai valori alti.

In una giornata di viaggio (8-10 ore effettive, con soste per cambi cavalli), un barouche copriva realisticamente 40-70 miglia (65-110 km), spesso intorno alle 50 miglia in condizioni normali – ideale per distanze medie o uscite di svago, meno per trasferte estenuanti (dove si preferiva una carrozza chiusa più robusta).

Fonti storiche lo indicano adatto a 25-50 miglia chiuse, enfatizzando il suo ruolo estivo e sociale più che pratico.

In sintesi, il barouche era l'equivalente Regency di una decappottabile di lusso per crociere cittadine: elegante, visibile e perfetta per l’alta società che voleva esibire se stessa – proprio come nei romanzi di Austen, dove ogni uscita in barouche era una dichiarazione di status e occasione per incontri “casuali”!

Veicoli pratici e per il trasporto pubblico

Accanto al trasporto privato esistevano i mezzi di trasporto collettivo, utilizzati da una fascia molto più ampia della popolazione. Offrivano posti meno confortevoli, ma erano fondamentali per chi non poteva permettersi carrozze private. 

Gig e Buggy: mezzi funzionali senza fronzoli

Per la maggior parte dei viaggiatori non aristocratici, le opzioni erano molto più modeste: il gig e il buggy erano carrozzelle leggere a due ruote, economiche e pratiche, adatte a brevi spostamenti ma prive di prestigio.

Anche se meno frequentemente nominati, mezzi come gig e buggy compaiono nella corrispondenza di Jane Austen e nel contesto generale dei veicoli del periodo, indicando un livello più modesto di ricchezza e utilità pratica.

 

Mr Collins, in Orgoglio e Pregiudizio, guida un gig – un dettaglio che immediatamente comunica al lettore dell'epoca la sua posizione sociale intermedia, né abbastanza ricco per permettersi un curricle, né così povero da dover camminare. Era comune tra medici, avvocati o ufficiali come l’Ammiraglio Croft in Persuasione (che preferiva veicoli semplici e veloci).

Nel mondo di Jane Austen, invece, il buggy appare meno frequentemente dei gig o curricle (era considerato un po' più "americano" o tardo-vittoriano in Inghilterra), ma veicoli simili sono menzionati nella corrispondenza e nel contesto generale per indicare modestia pratica – ad esempio, per personaggi come medici di campagna o ufficiali che preferivano qualcosa di veloce e poco costoso.

Il gig raggiungeva una velocità media di 8-12 miglia orarie (circa 13-19 km/h), grazie alla leggerezza e al singolo cavallo – più veloce di carrozze pesanti come la town coach, ma meno di un phaeton o curricle spinti al massimo.

Su strade buone, un gig poteva essere sorprendentemente agile e "sportivo" per standard modesti.

In una giornata di viaggio (8-10 ore, con soste per il cavallo), copriva 50-80 miglia (80-130 km), spesso intorno alle 60 miglia – ideale per spostamenti locali, visite di cortesia o affari quotidiani, meno per lunghi tragitti con bagagli (spazio molto limitato).

In sintesi, il gig era l'equivalente Regency di una utilitaria affidabile: funzionale, accessibile e senza fronzoli – perfetto per personaggi austeniani pratici e non ostentatori, rivelando un livello di ricchezza "rispettabile" ma non elitario!

Il buggy raggiungeva una velocità media di 8-12 miglia orarie (circa 13-19 km/h), grazie alla struttura leggera e al singolo cavallo – paragonabile a un gig, più veloce di carrozze pesanti, ma meno di un phaeton spinto al limite.

In una giornata di viaggio (8-10 ore, con soste per il cavallo), copriva 50-80 miglia (80-130 km), ideale per usi locali o trasferte brevi – non per lunghi viaggi con bagagli, dove lo spazio era minimo e l'esposizione agli elementi massima.

In sintesi, il buggy era l'equivalente Regency di una "utilitaria scoperta": affidabile, economica e senza pretese di lusso – perfetto per chi voleva mobilità pratica senza dichiarare alto status, un gradino sotto il gig nella scala sociale austeniana!

La Chaise o Post-Chaise: viaggi veloci e rappresentativi

La chaise o più precisamente Post-Chaise (spesso chiamata semplicemente "chaise" nei romanzi), era una carrozza chiusa a quattro ruote, capace di trasportare tre passeggeri seduti tutti rivolti in avanti. Tipicamente trainata da quattro cavalli ("chaise and four"), era il mezzo più comune per noleggi express. 

 

Dipinta di un caratteristico giallo canarino (da cui il soprannome "yellow bounder"), veniva noleggiata alle stazioni di posta con cambi cavalli frequenti, guidata da un postiglione (post-boy) che cavalcava uno dei cavalli anziché sedere a cassetta – questo riduceva il peso e aumentava velocità e manovrabilità. Considerata una scelta comoda e relativamente sicura, era spesso utilizzata per i viaggi a lunga distanza.

Nei romanzi di Jane Austen, la chaise e la post-chaise assumono anche un valore narrativo e sociale. In Orgoglio e Pregiudizio, Mr. Bingley possiede una “chaise and four” (chaise trainata da quattro cavalli), simbolo della sua ricchezza e del rango elevato.

Elizabeth Bennet viaggia fino a Hunsford con Sir William e Maria Lucas nello stesso tipo di veicolo, evidenziando la possibilità di spostarsi con una certa comodità pur non possedendo una carrozza propria. Ancora più significativo è l’arrivo di Lady Catherine a Longbourn in una chaise and four con cavalli "post" noleggiati: la scelta del veicolo indica non solo l’urgenza del viaggio, ma anche la lunghezza della distanza e il suo status di dama dell’alta aristocrazia, pronta a muoversi con efficienza senza dover ricorrere a un equipaggio privato permanente.

Raggiungeva una velocità media di 8-11 miglia orarie (circa 13-18 km/h), e con buoni cavalli e strade turnpike poteva spingersi a 12 mph – tra le più veloci delle carrozze private, grazie al design leggero e ai cambi frequenti (ogni 10-15 miglia).

In una giornata di viaggio (8-12 ore effettive, con cambi rapidi alle stazioni di posta), una post-chaise copriva facilmente 80-120 miglia (130-190 km), spesso intorno alle 100 miglia – ideale per trasferte urgenti come Londra-Bath o oltre, con pernottamenti se necessario.

In sintesi, la post-chaise era l'equivalente Regency di un "taxi express" di lusso: veloce, comoda per standard dell'epoca, ma costosa (noleggio + mance ai postilioni) – perfetta per personaggi austeniani che dovevano arrivare in fretta, con stile e senza compromessi sulla rispettabilità!

 

Il Landaulette: un regalo d'amore

La Landaulette (o landaulet) era una piccola e intima variante del landau, una carrozza elegante e leggera dell’epoca Regency: aperta o semi-aperta, a quattro ruote, con tetto ripiegabile solo sulla parte posteriore (per due passeggeri), spesso trainata da uno o due cavalli. Era un veicolo personale e raffinato, ideale per uscite private o come dono simbolico, rappresentando lusso discreto e indipendenza – non ostentato come una barouche, ma decisamente esclusivo.

Alla fine di Persuasione, Anne Elliot, finalmente riunita al Capitano Wentworth, diventa «padrona di un graziosissimo landaulette», un dono che causa grande sofferenza alla sorella Mary (che lo invidia). Come osserva la studiosa Hazel Mills: «Era un regalo molto generoso di indipendenza da parte del Capitano alla sua nuova moglie, poiché normalmente richiedeva due cavalli.»

Procede a una velocità media di 7-9 miglia orarie (circa 11-14 km/h), grazie alla struttura leggera – simile a un landau, ma più maneggevole per usi personali; non era pensata per gareggiare con veicoli sportivi come curricle o phaeton.

In una giornata di viaggio (8-10 ore, con soste per i cavalli), copriva 40-70 miglia (65-110 km), ideale per uscite locali, visite o passeggiate – non per lunghi tragitti estenuanti, dove si preferiva qualcosa di più robusto.

In sintesi, la landaulette era l'equivalente Regency di una "decappottabile per due" di lusso: intima, elegante e simbolo di affetto o autonomia conquistata – proprio come il lieto fine di Anne Elliot, dove il dono di Wentworth rappresenta non solo ricchezza, ma vera libertà personale!

Il trasporto di massa dell’epoca

Stagecoaches e mail coaches pubbliche

Chi non poteva permettersi una vettura privata ricorreva alle stagecoaches (o diligenze pubbliche). Erano carrozze grandi e robuste, dotate di quattro ruote, relativamente lunghe e trainate da quattro cavalli (in alcune casi anche da sei), e costituivano il mezzo più comune per i lunghi viaggi prima della diffusione delle ferrovie.

 

Seguivano percorsi prestabiliti, con soste obbligatorie presso le coaching inns per il cambio dei cavalli. Potevano trasportare fino a 8-12 passeggeri interni, più altri esterni (sul tetto, più economico ma esposto alle intemperie), oltre a bagagli e posta. Erano il "pullman" dell'epoca – accessibili alle classi medie e professionali, ma angusti, rumorosi e con poca privacy.

Nei romanzi di Jane Austen, le stagecoach rappresentano la modestia: in Emma, Robert Martin viaggia in diligenza; in Ragione e Sentimento, Mrs Jennings manda la serva Betty in coach per fare spazio alle Dashwood. Erano essenziali per chi non poteva permettersi carrozze private o post-chaise.

All'interno, i passeggeri erano stipati, con spazi angusti e condizioni igieniche precarie – un contrasto netto con il comfort delle carrozze private.

Le mail coaches pubbliche (o Royal Mail Coaches), erano invece progettate specificamente per il trasporto rapido e sicuro della posta . Erano robuste a quattro ruote, trainate da quattro cavalli veloci. Potevano portare solo 4 passeggeri interni (più esterni sul tetto), oltre al cocchiere e a una guardia armata (guard) sul retro, che suonava un corno lungo ("yard of tin") per annunciare l'arrivo e far liberare la strada. Introdotte da John Palmer nel 1784, erano dipinte in nero-rosso-cremisi con stemma reale, non pagavano pedaggi e godevano di priorità assoluta: la posta aveva sempre la precedenza sui passeggeri (in caso di incidente, la guardia poteva proseguire a cavallo con le sacche postali, lasciando i viaggiatori bloccati!). La guardia armata (con pistole e blunderbuss) le rendeva più sicure contro i briganti rispetto alle stagecoach ordinarie.

Sebbene efficienti per l’epoca, esse offrivano comfort limitato e nessuna privacy, rendendo evidente il divario tra chi poteva permettersi una carrozza personale e chi era costretto a condividere spazio e disagi.

Nei romanzi di Jane Austen non sono citate esplicitamente spesso (erano più "funzionali" che narrative), ma rappresentano il culmine dell'efficienza viaria Regency – un contrasto con le carrozze private lussuose. Il tipo di carrozza utilizzato da un personaggio non è un dettaglio casuale, ma un indice narrativo della sua posizione sociale, delle aspirazioni e, a volte, delle tensioni interiori. Una post chaise privata, ad esempio, suggerisce urgenza e autonomia, mentre un’entrata con un town coach sottolinea ricchezza consolidata e autorità.

La stagecoach procede a una velocità media di 7-10 miglia orarie (circa 11-16 km/h), con cambi cavalli ogni 10-15 miglia per mantenere il ritmo – più lente delle mail coach (fino a 12 mph), ma affidabili su rotte principali.

In una giornata di viaggio (spesso 12-16 ore, con soste brevi), coprivano 80-120 miglia (130-190 km), collegando città come Londra a Bath o Brighton in 1-2 giorni.

In sintesi, le stagecoach erano il trasporto "democratico" del Regency: economiche, puntuali, ma scomode e affollate – un vivido contrasto con il lusso delle carrozze private, e un elemento che Austen usava per sottolineare differenze di classe e avventure quotidiane!

 

Le mail coaches pubbliche (o Royal Mail Coaches) Raggiungevano una velocità media di 9-12 miglia orarie (circa 14-19 km/h), e fino a 12-14 mph in tratti pianeggianti – le più veloci dell'epoca, grazie a cambi cavalli ogni 10 miglia e priorità sulle strade.

In una giornata (spesso notturna per velocità), coprivano 100-150 miglia (160-240 km), collegando Londra a destinazioni lontane in tempi record (es. Londra-Bristol in 16 ore).

In sintesi, le mail coaches erano l'equivalente Regency di un "corriere espresso armato": puntuali, sicure e prioritarie, simboleggiavano il progresso del sistema postale britannico – un mondo di corni squillanti, galoppi notturni e avventura organizzata, che svanì con l'arrivo delle ferrovie negli anni '30 dell'Ottocento!

 

Uomini e donne in Viaggio: differenze di genere nell’epoca Regency

Le regole sociali influenzavano profondamente l’esperienza di viaggio di uomini e donne. Viaggiare non era semplice atto pratico, ma un’esperienza fortemente regolata dalla grammatica del galateo, dal rango sociale e dalla realtà materiale delle strade e dei mezzi a disposizione.

La società inglese di inizio Ottocento non concepiva un viaggio femminile senza accompagnamento: una giovane nubile non poteva partire senza la presenza di un accompagnatore appropriato — una madre, una zia sposata o una chaperon — poiché persino negli spazi ristretti di una carrozza la reputazione era un bene da proteggere. Le norme prevedevano che una donna viaggiasse solo con persone di fiducia o in pubblico, anche su veicoli aperti in piena vista, per evitare sospetti o scandali.

 

Come spiega Regency Reader:

«Una donna non sposata non poteva stare da sola in una stanza con un visitatore maschile. Una donna non sposata non poteva andare da nessuna parte con un uomo a cui non era imparentata a meno che una gentildonna sposata o una serva non la accompagnasse.»

 

Gli uomini, invece, godevano di maggiore autonomia: potevano precedere il gruppo a cavallo o in carrozze separate, assumendo ruoli di guida e tutela.

Questa separazione di ruoli rifletteva le norme dell’epoca e contribuiva a mantenere una gerarchia sociale persino in spazi ristretti come una carrozza.

Il galateo non riguardava solo la compagnia, ma anche l’organizzazione del viaggio: un gentiluomo che accompagnava una signora non poteva semplicemente sedere con lei nell’abitacolo, ma spesso percorreva parte della strada a cavallo o precedeva la carrozza, fungendo da scorta, guida e controllore delle soste. Ogni dettaglio era disciplinato: quale carrozza utilizzare, quante soste fare, come svolgerle e a che ora viaggiare.

I viaggi erano lenti e impegnativi: una carrozza percorreva mediamente 7–10 miglia orarie, mentre alcune mail coach potevano arrivare a 9-12 miglia orarie sulle migliori turnpike. Una distanza di circa 50 miglia – come quella che Elizabeth Bennet percorre verso Hunsford – richiedeva quindi 6–7 ore, escluse eventuali soste.

Le soste erano necessarie non solo per i cavalli ma anche per i viaggiatori, che potevano riposare o mangiare alle coaching inns, punti di ristoro funzionali disseminati lungo le principali rotte. Le strade variavano moltissimo: turnpike principali relativamente lisce e ben tenute, strade secondarie fangose e impervie, più difficili da percorrere d’inverno o con piogge prolungate. Viaggiare di notte era sconsigliato per ragioni di sicurezza, mentre in estate il rischio era soprattutto legato alla polvere e al caldo intenso.

Le regole erano più flessibili in campagna rispetto a Londra. Nei romanzi di Jane Austen troviamo numerosi esempi di giovani donne che godono di una certa libertà di movimento nelle aree rurali: sia Jane che Elizabeth Bennet si recano a Netherfield senza la madre al seguito; Marianne Dashwood passeggia con la sorella minore; Anne Elliot è spesso lasciata ai propri affari.

Tuttavia, alcune situazioni erano semplicemente inaccettabili. Quando Willoughby porta Marianne a fare un giro da sola nella sua curricle in Ragione e Sentimento, il comportamento è considerato scandaloso dai vicini.

Come osserva Regency Era Courtship:

«Se una coppia non è fidanzata, non può viaggiare insieme in nessun modo senza accompagnamento a meno che non sia in una carrozza aperta in un'area pubblica in piena vista di tutti.»

 

Le chaperon erano figure essenziali nella vita delle giovani donne, incaricate di supervisionarle durante uscite sociali, balli, serate e visite, con l’obiettivo di mantenere il decoro e prevenire interazioni inappropriate (The Role of Chaperones).

Durante i viaggi, la presenza di una compagna era particolarmente preziosa: un percorso che oggi richiede poche ore nel XIX secolo poteva durare giorni o addirittura una settimana, e affrontarlo in compagnia rendeva l’esperienza più sopportabile (Pictolic).

Le vedove godevano di maggiore libertà rispetto alle nubili, ma anche loro dovevano fare attenzione alla propria reputazione.

Come spiega Regency Reader: «Il XIX secolo vide le maree dell'eredità cambiare favorevolmente per le vedove, garantendo maggiore libertà finanziaria... La prova suggerisce che il 70% delle vedove era capofamiglia.»

Viaggiare nell'Inghilterra Regency non era mai un semplice spostamento da un luogo all'altro: era un'impresa che richiedeva pianificazione meticolosa, resistenza fisica, disponibilità economica e, per le donne, un delicato equilibrio tra autonomia e reputazione. Ogni scelta – dalla carrozza al compagno di viaggio, dalle soste agli orari di partenza – rifletteva lo status sociale, le norme di comportamento e le condizioni materiali delle strade.

Il viaggio in carrozza era scomodo, costoso, potenzialmente pericoloso e incredibilmente lento per gli standard moderni. Un percorso che oggi compiamo in poche ore richiedeva allora giorni di preparazione e ore interminabili di sobbalzi su strade dissestate. I viaggiatori dovevano fare i conti con il fango, la polvere, il freddo, il caldo, i ritardi, gli incidenti, e talvolta persino con i briganti.

Eppure, proprio questa lentezza, questa difficoltà, conferiva al viaggio un significato che noi abbiamo in larga parte perduto. Partire era un evento che richiedeva riflessione. Arrivare era una piccola vittoria. Gli incontri casuali nelle locande di posta potevano cambiare il corso di una vita – o almeno di un romanzo.

Jane Austen conosceva bene tutte queste realtà. Viaggiatrice frequente per necessità e per piacere, trasformò le carrozze in potenti strumenti narrativi, capaci di rivelare il carattere, lo status e le aspirazioni dei suoi personaggi con pochi tratti di penna. Quando Mr. Bingley arriva a Netherfield in una "chaise and four", il lettore dell'epoca capisce immediatamente che si tratta di un uomo ricco. Quando Lady Catherine piomba a Longbourn con cavalli noleggiati, comprendiamo l'urgenza e l'arroganza del suo viaggio. Quando Anne Elliot riceve in dono un landaulette dal Capitano Wentworth, sappiamo che il suo lieto fine include anche l'indipendenza.

Leggendo oggi Orgoglio e Pregiudizio o Ragione e Sentimento, possiamo finalmente apprezzare cosa significasse davvero per Elizabeth Bennet affrontare le cinquanta miglia da Hunsford a Longbourn, o per le sorelle Dashwood trasferirsi dal Norland al Devonshire. Non erano semplici spostamenti sulla mappa: erano prove di resistenza, dichiarazioni di status, e talvolta — come nel caso di Marianne e Willoughby sul curricle — trasgressioni sociali che avrebbero avuto conseguenze durature.

La strada, nell'Inghilterra di Jane Austen, non era solo un mezzo per raggiungere una destinazione: era un palcoscenico su cui si rappresentavano gerarchie, corteggiamenti, ambizioni e cadute. Ogni viaggio raccontava una storia. E forse è proprio questo che continua ad affascinarci: quel mondo abbastanza vicino da sentirci connessi, abbastanza lontano da sembrarci esotico, dove salire su una carrozza poteva davvero cambiare una vita — e dove ogni arrivo, dopo ore di polvere e sobbalzi, era una piccola, preziosa vittoria contro le forze del tempo e della distanza.

 

Barbara Mapelli

 

Note e Fonti

Siti web e blog specializzati

Jane Austen's World - (janeaustensworld.com)

Jane Austen's London (janeaustenslondon.com)

Regency Reader (regrom.com)

Regency Explorer (regency-explorer.net)

Every Woman Dreams di Regina Jeffers (reginajeffers.blog)

Kristen Koster (kristenkoster.com)

Random Bits of Fascination — Hazel Mills (randombitsoffascination.com)

Donna Hatch (donnahatch.com)

All About Romance (allaboutromance.com)

Paullett Golden Romance (paullettgolden.com)

Pubblicazioni JASNA (Jane Austen Society of North America)

Ewing, Jennifer S. "As the Wheel Turns: Horse-Drawn Vehicles in Jane Austen's Novels." Persuasions On-Line40.1 (2019)

Lerner, Sandy. "Pen and Parsimony: Carriages in the Novels of Jane Austen." JASNA Virtual AGM, 2020

Paquin. "Carriages as a Rhetorical Device in Jane Austen's Pride and Prejudice." Persuasions Online 44.1

 

Libri

Antonia Romagnoli, Regency & Victorian: In viaggio fra usi e costumi dell'800 inglese

Olsen, Kirstin. All Things Austen: An Encyclopedia of Austen's World. Greenwood, 2005

Priestley, J.B. The Prince of Pleasure. London, 1969

Straus, Ralph. Carriages and Coaches: Their History and Their Evolution. London: Secker, 1912

Felton, W. A Treatise on Carriages. London, 1796

 

Risorse storiche

Historic UK (historic-uk.com) — "The Stagecoach"

Wikipedia — voci su "Mail coach", "Coaching inn", "Chaperone (social)"

Georgian and Victorian Britain (about1

 

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Viaggiare in carrozza: scomodità e avventure nell’epoca Regency in Inghilterra
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